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domenica 16 giugno 2019 ..:: Restauri » Geloso G4/216 ::..   Login
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Il GELOSO G4/216, un ricevitore italiano

 

Ricevitore

 

 

GELOSO G4/216

 

 

 

 

 

Rinascita di un mitico ricevitore italiano

 

 

 

La Geloso S.p.A.

 

Scrivere della Geloso non è affatto facile...

Infatti la “nota casa” di viale Brenta, Milano sta ai radioamatori come la Ferrari sta agli appassionati di Formula 1.

Seppur brevemente, mi sento in dovere di scrivere qualche informazione su questa importantissima azienda italiana.


La Geloso fu fondata nel 1931 dall'Ing. Giovanni Geloso e ben presto raggiunse un livello tecnico invidiabile; produzione, ricerca, innovazione, efficienza, ampia rete di assistenza, ottima qualità del lavoro. Da sola, in un contesto estremamente più limitato e difficile delle “sorelle” americane, la Geloso divenne in pochi anni la grande radio industria che tutti sappiamo. Per la Collins, la Hallicrafters, la National e tutte le altre case americane era uno scherzo negi anni '30 e '40 procurarsi i componenti necessari alla costruzione dei propri apparecchi e venderli in un Paese ricco come gli USA. Lo stesso non si poteva fare in Italia; causa l'autarchia prima, la guerra poi e la ricostruzione dopo, unite alla naturale mancanza di materie prime, nel nostro Paese trovare componenti elettronici non fu mai impresa facile. La Geloso non solo realizzava ottimi apparati di ogni specie ma fu costretta a prodursi in proprio la maggior parte della componentistica necessaria alla loro costruzionecondensatori, resistenze, bobine, trasformatori, altoparlanti, microfoni, chassis. Per questo scopo, vennero approntati più stabilimenti per la produzione dei diversi componenti, mentre la fabbrica principale rimaneva in Viale Brenta 29. Con gli anni si misero in produzione anche semilavorati, come gruppi di sintonia, convertitori, survultori ecc. La Geloso quindi potè affermarsi non solo come casa costruttrice di una multitudine di apparecchi finiti, ma divenne anche produttrice di una vasta gamma di componenti e scatole di montaggio. Le così dette “parti staccate” erano infatti acquistabili da chiunque fosse intenzionato a costruirsi la propria radio ricevente o trasmittente, amplificatore, centralino - industria o privato che fosse.

 

Catalogo parti staccate - Estate 1963

 

Grazie ai componenti Geloso (come non ricordare i mitici VFO..) migliaia di radioamatori, non solo italiani, riuscirono a costruirsi la propria stazione radio. Nei primi anni '50 la Geloso introdusse gli apparati per radioamatori, il trasmettitore G 210 e il ricevitore G 207.

Sarebbe già molto (e lo è stato sul serio), ma c'è dell'altro: attraverso il mitico Bollettino Tecnico, iniziato nel 1932 e diffuso fino alla chiusura nel 1972, la Geloso amava informare i suoi clienti, tecnici, riparatori, radioamatori di qualsiasi novità, progetto, prodotto e componente, con schemi e dovizia di particolari e in lingua italiana/inglese. Il direttore tecnico del Bollettino era l'Ing. Giovanni Geloso in persona. Grazie a questa politica e ai suoi prodotti, la Geloso divenne un caso unico nel panorama industriale mondiale e lo fu per tre decenni. Negli anni '60 la nascente industria elettronica giapponese impose una sempre più aggressiva concorrenza alla radio industria occidentale, creando uno scenario nuovo che non si potè contrastare. Dopo la morte dell'Ing. Geloso, avvenuta il 1° Febbraio 1969, la fabbrica andò presto in declino fino alla chiusura nel 1972.
Per ulteriori approfondimenti sugli aspetti storico-industriali della Geloso, molto interessanti, invito tutti a leggere gli splendidi siti web che potrete trovare facendo una semplice ricerca. Ci sono nel nostro Paese persone molto documentate su questo argomento, alle quali va il mio ringraziamento. In particolar modo ringrazio l'amico Ezio Di Chiaro (www.geloso.net) per la disponibilità e la cortese consulenza tecnico - storica sulla Geloso.

 


Il Geloso G4/216


Questo interessante radio ricevitore per gamme radiantistiche vide la luce nel Marzo del 1966, grazie alle creative menti di Pippo Fontana I1AY e Narciso Pagan I1FI, già progettisti di altri mitici apparati radiantistici della Geloso. Fu pubblicizzato per la prima volta sul Bollettino Tecnico n° 103 Inverno 1966 - 1967. Con piccole e grandi modifiche, il G4/216 vide 5 versioni (ufficialmente solo 3). L'ultima fu del 1969 (Mk III) e rappresenta pertanto l'ultimo ricevitore radiantistico costruito dalla Geloso.

 

  

Insieme al trasmettitore G4/228 e alimentatore G4/229 costituiva la famosa “Linea G”.

 

La linea G - G4/229 - G4/216 - G4/228

 

Il G4/216 è un ricevitore dalle buone caratteristiche generali, sensibile, stabile e pulito. Il suo prezzo era abbordabile e poteva quindi essere acquistato da molti radioamatori italiani e non solo. Molto fece discutere il Phasing Filter impiegato sul G4/216. Questo sistema di filtro I.F. era basato su un quarzo a reiezione ed era molto valido; risaliva come concetto agli anni '30, quindi molto indietro rispetto alla messa in commercio del ricevitore. Ma il Phasing Filter non fu impiegato per negligenza o miopia degli ingegneri Geloso, bensì fu volutamente fatto per mantenere il prezzo finale a livello medio basso, lasciando gli OM più facoltosi liberi di acquistare i Collins o altri apparati ben più costosi e prestanti. Nulla sarebbe costato in termini di progettazione l'inserire uno o più filtri I.F. nel G4/216; ma i costi sarebbero lievitati mentre l'intento della Geloso era di piazzare - a prezzo contenuto - un prodotto di buone caratteristiche su un mercato, quello italiano, dove nonostante il boom economico non vi erano grandi disponibilità economiche. Per questo motivo nel G4/216 troviamo un circuito volutamente semplice e funzionale, senza fronzoli, costruito con materiali di buona qualità. In questo contesto, diventa più chiaro perché il G4/216 fu realizzato in questo modo, in economia se vogliamo, dando comunque prestazioni di tutto rispetto. Non tutti però compresero questa politica e il Geloso G4/216 fu accolto tiepidamente dai radioamatori dell'epoca. Rimane oggi un bel pezzo di radiotecnica italiana.


Il circuito


Il G4/216 è un ricevitore a doppia conversione (singola in 80m), avente una prima I.F. variabile da 3.500 – 4000 kHz per le bande 80-40-20 e 15m, mentre la stessa passa a 8.000 – 10.000 kHz per le gamme 11 – 10m. La seconda I.F. è fissa a 467 kHz. Il VFO ha quindi due range: 3.967 – 4.467 per le gamme 80-40-20 e 15m mentre cambia a 7.533 – 9.533 kHz per le gamme 11m e 10m. Il VFO a due stadi alternati (doppio triodo 12AT7) è necessario per la diversa estensione delle due gamme 11m e 10m, essendo queste ultime due ampie ben 2 MHz bensì 500 kHz come le altre. La Geloso, intelligentemente, scelse di coprire l'intera gamma dei 10m con una sola selezione, il che le permise di risparmiare quarzi e commutazioni. La gamma degli 11m, indicata come 144 – 146 sulla scala, era deputata come I.F. per i convertitori 144 MHz e 432 MHz.

La prima conversione avviene in un tubo 6BE6, alla quale giunge il segnale dall'oscillatore quarzato (½ di 12AT7) e quello di antenna, già filtrato da un preselettore molto efficace e amplificato da una 6BZ6. La prima miscelatrice 6BE6 restituisce in uscita la prima I.F. di 3.5 – 4.0 MHz oppure 8.0 – 10.0 MHz, a seconda del quarzo selezionato e del filtro posto tra lei e la seconda miscelatrice. Sugli 80m nessun quarzo viene selezionato, per cui non avviene conversione e in uscita alla 6BE6 abbiamo il solo segnale di antenna selezionato e amplificato, che sarà convertito a 467 kHz dalla seconda miscelatrice ECH81. Quindi sugli 80m il G4/216 funziona in singola conversione. E' presente anche un calibratore a quarzo su 3500 kHz, realizzato nell'altra metà della 12AT7 usata come oscillatore quarzato di conversione. Questo calibratore permette l'allineamento a inizio scala.

La seconda I.F. fissa a 467 kHz nasce nella seconda convertitrice, una ECH81, e viene filtrata dal Phasing Filter, un quarzo a 467 kHz opportunamente configurato e reiezione. Un sistema efficace se l'operatore lo sa usare, piazzando le stazioni interferenti nella zona di reiezione.

Due tubi EF89 fungono da amplificatori I.F. a 467 kHz ai quali segue il rivelatore AGC costituito da un diodo al silicio BA100 (nella versione MkIII, mentre nelle versioni precedenti il segnale I.F. veniva amplificato da 1/2 ECC83 prima di essere rivelato per l'AGC). Nello stesso punto è presente il rivelatore AM con diodo al germanio OA81, la rivelatrice a prodotto 6BE6 e relativo BFO creato con una sezione di ECC83, l'unica rimasta accesa nel doppio triodo dopo la modifica AGC nella versione MkIII. Il BFO è a varicap BA102. Il filtro ANL a diodi al silicio BA100.

L'ottimo audio proviene da un semplice stadio pre e finale fatto con un triodo-pentodo ECL86. Devo dire che la risposta audio del G4/216 è una delle migliori che abbia mai ascoltato.


Il restauro


Il mio G4/216 è stato un acquisto inaspettato. Lo avevo notato su Ebay, avevo piazzato la mia offerta sicuro che sarebbe stata superata. La quotazione di un G4/216 in ordine si aggira sui 400 Euro, non mi sarei quindi mai aspettato di riuscire a vincere l'asta con una sola offerta di 200 Euro.

Così è stato, anche se a cotanta grazia avrei ripagato con alcune ore di lavoro...Infatti il ricevitore appena arrivato funzionava, ma molto male ed era manomesso.

I segnali c'erano ma lo S-Meter lavorava al contrario (!) e lo RF GAIN anche....segno che la cosa non era come doveva essere intorno al circuito AGC. Inoltre, nello chassis superiore era stato montato un altoparlante e una presa da 3.5mm, una modifica odiosa. Tutte cose che il venditore si era guardato bene da scrivere. In Italia succede...

Dopo uno scambio di email informative con Nat IT9BUA e Tony I0JX, felici possessori di G4/216, ho iniziato il paziente lavoro di recupero.

Smontato il ricevitore, ho subito notato che il circuito di AGC non era conforme agli schemi. Il trasformatore I.F. 705B, da dove sono derivati l'AGC e il segnale da rivelare, era connesso in modo errato. Il centrale del secondario era a massa, la ECC83 di AGC era ancora presente, giustamente disalimentata ma ancora connessa al trasformatore I.F. e agli stadi successivi (!). Intorno alla rivelatrice e al BFO le connessioni erano state manomesse. I cavi dell'RF GAIN e dello S-Meter erano collegati al rovescio (!) e l'RFGAIN non raggiungeva il circuito delle EF89 (!). Tirando le somme, ho compreso che un maldestro tentativo di aggiornare il ricevitore alla versione MkIII era andato a finire male; il “tecnico” si era perso nei meandri del G4/216... nel tentativo di rimettere tutto a posto si era fermato a un certo punto, con il ricevitore fortunosamente e parzialmente funzionante. Certo, vendere come funzionante una radio in queste condizioni ci vuole una faccia...mah!! Mi è successa la stessa cosa anni fa con un ICOM IC-R70; mi domando se una radio in queste condizioni finisse in mano a un OM non in grado di ripararla, quale contenzioso ne uscirebbe fuori...

Ho iniziato quindi a ripristinare il circuito come nella versione MkIII, mettendo anche a posto ciò che era stato manomesso. Ecco in evidenza le differenze circuitali apportate con la versione MkIII e che ho provveduto a realizzare sul mio G4/216:

 

Vecchio ANL

 

Nuovo ANL

 

Poi bisogna sostituire una resistenza da 47k con una da 22k nell'Oscillatore quarzato:

Vecchio OSCILLATORE

 

 Nuovo OSCILLATORE

 

La terza modifica riguarda i circuiti AVC (AGC) e il BFO/Rivelatore:

VECCHIO SCHEMA

 

 NUOVO SCHEMA con nuovi circuiti AVC e Rivelatore/BFO (anche ANL nuovo):

 

 

Fin quì l'aggiornamento elettrico alla versione MkIII. Per renderla completa al 100% ci vorrebbe una demoltiplica a 30 giri, mentre è rimasta quella originale a 18 giri. In ogni caso la sintonia è piuttosto agevole anche in SSB/CW.

Ho poi sistemato l'RFGAIN e lo S-Meter come dovevano essere e il ricevitore ha iniziato a rispondere a dovere. Una resistenza da 47 kOhm, sullo Zero dello S-Meter, era diventata 100 kOhm ed è stata sostituita. Visto che c'ero, ho anche sostituito un elettrolitico vecchio con uno nuovo, lasciando in opera anche il vecchio per motivi estetici. Altri componenti erano a posto, già sostituiti da qualcuno anni indietro.

Ad un certo punto del lavoro l'audio è scomparso. La presa da 3.5mm, che avevo già preventivato di far sparire insieme all'orribile altoparlante, era andata in corto bruciando il primario del trasformatore di uscita audio della ECL86. Non avendo nulla di simile, ho messo al suo posto un trasformatore 220V/5V. Facendo due calcoli, un trasformatore di alimentazione con tale rapporto può funzionare egregiamente anche come trasformatore di uscita, mostrando sul primario circa 5 kOhm quando in uscita è presente un carico di 4 Ohm. Basta fare due semplici calcoli. Successivamente ho reperito un trasformatore audio adatto, soprattutto nelle dimensioni fisiche piuttosto che in quelle elettriche. In questi casi basta acquistare un trasformatore audio single-ended con impedenza primaria compresa tra i 5 kOhm e 7 kOhm. Il trasformatore orginale Geloso aveva un doppio secondario 500 Ohm / 4 Ohm, prevedendo un'uscita a media impedenza per scopi vari. Non avendo più questa esigenza, ho lasciato solo il circuito a 4 Ohm, prelevando il segnale per la presa cuffia mediante una resistenza da 750 Ohm/1W.

 

Una fase del restauro

 

Controllando il funzionamento del ricevitore, ho notato che sulle gamme 20m e 11m a volte l'oscillatore di prima conversione non partiva, nonostante avessi messo una 22 kOhm sull'anodica della 12AT7 oscillatrice al posto dela 47 kOhm originale, come indicato nelle modifiche MkIII. Evidentemente qualcosa andava sostituito. Dopo un rapido controllo che ha scagionato tutti i componenti e il commutatore di banda, ho sostituito le capacità di 150p, 47p e 100p ritrovando la piena funzionalità dell'oscillatore su tutte le gamme. Dopo 50 anni, ci può stare che un condensatore faccia i capricci.

A questo punto non c'era altro da fare che riallineare completamente il ricevitore, partendo dal VFO e passando per gli oscillatori di conversione, il BFO a 467 kHz, Phasing, I.F., filtri di banda. Il manuale del G4/216 è abbastanza completo e, seguendo le indicazioni, si porta il ricevitore al completo allineamento. Per fare le cose per bene è necessario impiegare un generatore RF calibrato. Io ho usato il mio fedele Marconi 2019A, con il quale ho anche messo a punto lo S-Meter per una lettura di S-9 pari a 100 microV (40m in posizione filtro 1).

La scala meccanica è affascinante anche se la precisione non è il suo forte. In ogni caso è divertente metterla a punto, “giocando” con la centratura del VFO fino a una precisione accettabile. Certo bisogna accontentarsi...

 

Errori

Ho notato con stupore che il manuale non fa nessun accenno all'esistenza e alla taratura del secondo VFO 8.0 – 10.0 MHz. Probabilmente l'ufficio commerciale se ne era dimenticato fin dal bollettino n° 103 del 1966, senza mai aggiornarlo neppure nel manuale della versione ultima MkIII (Settembre 1969). Un vero peccato. Basta comunque agire sulla L2 e su C7 per centrare la scala sui 10m/11m.

Poi non vi è nessun accenno al fatto che il G4/216 funzioni sugli 80m in singola conversione, cosa più che ovvia dato che la banda da ricevere è 3.500 - 4.000 kHz, il VFO primario è impostato tra 3.967 – 4.467 kHz e la I.F. è di 467 kHz. Molto genericamente, sul manuale il G4/216 viene descritto come "doppia conversione". Una svista?

C'è inoltre un errore di stampa relativo ai quarzi di conversione: quello da 25 MHz serve per la banda 3 (15m), non per la banda 4 come erroneamente riportato sul manuale a pagina 13.

 

Il mio G4/216 a fine lavori, con il Bollettino Tecnico n° 103 originale del 1966


Conclusioni


Direi, come premesso, che il G4/216 debba essere apprezzato per quello che è e per quello che ha rappresentato per i radioamatori, non solo italiani. Inutile fare confronti con apparati dello stesso periodo ma molto più costosi, oppure provenienti dalla (allora) nascente industria nipponica. Esso rappresenta un tentativo, riuscito, di dare un prodotto nazionale valido a prezzo concorrenziale.

Ancora oggi, in una gamma non troppo affollata, il G4/216 restituisce una ricezione molto gradevole e una risposta audio di primo livello. Nonostante il circuito non sia stato concepito per essere un ricevitore di alta classe bensì una radio “da radioamatori”, il G4/216 spesso stupisce per la qualità di riproduzione. Ricordo che la Geloso non era seconda a nessuno in fatto di amplificazione audio, e la ECL86 presente in questo ricevitore fa un lavoro eccellente.

Certo, abituato con i "virtuosismi RF" del Collins 75A-4, non si può pretendere di fare un Contest con il G4/216; ma in una gamma tranquilla, senza troppe stazioni adiacenti a dare noia, si può apprezzare davvero una ricezione pulita, rilassante e molto molto fedele.

Il criticato Phasing Filter in realtà, quando accuratamente messo a punto, permette di ricevere anche in condizioni non semplici, specie in CW.

In AM poi, regno dei Boatanchors, il G4/216 viene molto apprezzato e vive una sorta di riscatto.

Alla Geloso giunga, seppur in ritardo, il nostro Grazie per aver contribuito in modo incisivo allo sviluppo del radiantismo. Sicuramente, il fatto che l'Ing. Giovanni “John” Geloso fosse lui stesso radioamatore – I1JGM – giocò un ruolo chiave nella politica tecnico-commerciale della sua industria, mirata sia alla produzione di massa da dove proveniva l'ovvio profitto aziendale che alla diffusione della cultura radiotecnica, meno ovvia e dispendiosa se non si ha una mentalità aperta e da radioamatore come ebbe Giovanni Geloso. Infatti, grazie a lui, la Geloso fu l'unica industria radiotecnica al mondo a prendersi cura della formazione tecnica dei suoi clienti.

Non si può affatto criticare la Geloso pensando a cosa si sarebbe potuto fare ma, invece, va apprezzato quello che ha fatto e come lo ha fatto, senza dimenticare il contesto nel quale lo ha realizzato. Un miracolo tutto italiano al quale non si può che applaudire. Resta il rammarico di non essere stato presente.

 

 

 

Fabio Bonucci, IK0IXI

 

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